About the expectations we have - Le aspettative che ci fregano

One of the recurring themes in my classes, whether they are meditation or asana yoga, is the fact that we have expectations about how the practice should be. Expectations of form (of the physical matter) in space of the positions, expectations of reaching forms of mental emptiness or at least peace in meditation. Expectations to bring a part of the body into a certain position (“it has to be like so to be correct”) or to eliminate any rumination of the mind.


We all live in a world where our goals create ideas, images and objectives . Some of these projections have been passed on almost unconsciously at the cultural, family and social level.

These are very deep conditionings, as they are sometimes called, of which only a few of us are aware because. The seeds of conditioning are deeply rooted in us from an early age.


Other expectations are, however, created by our own minds on the basis of our experience and that in which we tend to or want to believe. Others are expectations that respond to real needs or to the idea we have about society. We use it to “escape” from what is here now because, perhaps, what we see now requires an activity, a change and a process (to be started, which can be difficult and painful).

Expectations gradually create an “ideal self” of how one should be and live. And the further reality moves away from this ideal self, the more we feel unhappy and unsatisfied. It is a vicious circle, the more unhappy we are, the more the ideal self moves away.


In one way or another, we are all victims of expectations, projected ideal images and identities in which we believe. In his meditations, my teacher Zen Michael Stone often repeated the mantra of the need to soften in order to detach oneself from what we thought meditation should be to leave room for what it really is. “And it’s nothing spectacular, nothing really happens”, he told us with a hint of a smile. The more we are attentive to this process, the more we realize that projections of how “things should be” invade our whole life, from the mat, to the bed, to the table, to the desk.


The purpose of asana yoga practice is to be free and to become happy. But be careful, not happy like in a Hollywood movie, but happy in the sense of satisfied and present in the here and now. Yet here too we also create “bucket lists”, lists of milestones to be reached, in which we firmly believe as if they were pills of happiness to be collected on the way. We are all in the same boat, I too, when I teach yoga I have expectations towards my students, I want to satisfy them and I am happy if I can see progress.

I believe that we need persistence, openness but also honesty. And it is thanks to these qualities that our practice will really give us freedom and space. It is a long and hard process. The fact of observing oneself, of seeing the reactions to planted seeds that create expectations, is an important first step.


Don’t give up the practice! Namaste

 

ITALIANO



Uno dei temi ricorrenti nelle mie lezioni, che siano di meditazione o yoga asana, è il fatto che abbiamo aspettative su come la pratica dovrebbe essere. Aspettative di forma (esteriore e fisica) nello spazio per quanto riguarda le posizioni, aspettative di raggiungere forme di vuoto mentale o perlomeno pace nella meditazione. Aspettative di portare una parte del corpo in una determinata posizione (“deve essere così per essere corretto”) o di eliminare ogni ruminazione della mente.

Tutti viviamo in un mondo in cui la nostra mete ricama per noi idee, immagini, obiettivi da raggiungere. Alcune di queste proiezioni ci sono tramandate in modo quasi inconscio sul piano culturale, familiare e della società in cui viviamo. Si tratta di condizionamenti, come sono a volte chiamati, molto profondi di cui pochi sono consapevoli perché i loro semi sono gettati in noi sin dalla più tenera età.

Altre aspettative sono, però, create proprio dalla nostra mente stessa in base al vissuto e a quello in cui tendiamo a o vogliamo credere. Altre ancora sono aspettative che rispondo a necessità vere oppure a velare la percezione della realtà così com’è. Ce ne serviamo per “sfuggire” a quello che si presenta ora perché, forse, quello che vediamo ora richiede un’attività, un cambiamento e un processo (da avviare, che può essere difficoltoso e doloroso).


Le aspettative crano poco a poco un “sé ideale” di come uno dovrebbe essere e vivere. E più la realtà si allontana da questo sé ideale, più ci sentiamo infelici e inappagati. È un cerchio vizioso, più siamo infelici più il sé ideale si allontana.


In un modo o nell’altro, siamo tutti vittime delle aspettative, delle immagini ideali proiettate e delle identità in cui crediamo. Nelle sue meditazioni, il mio maestro Zen Michael Stone ripeteva spesso il mantra della necessità di ammorbidirsi per staccarsi da quello che pensavamo la meditazione dovesse essere per lasciare spazio a quello che realmente è. “E non è niente di spettacolare, non succede proprio nulla”, ci diceva con un sorrisetto. Più siamo attenti a questi processi, più ci rendiamo conto che le proiezioni di come “le cose dovrebbero essere” invadono tutta la nostra vita, dal tappetino, al letto, alla tavola, alla scrivania.


Lo scopo della pratica yoga asana è quello di liberarci, di essere liberi, e diventare felici. Ma attenzione, non felici in un senso “hollywoodiano”, ma felici in quanto appagati e presenti nel qui e ora. Eppure anche qui ci creiamo delle “bucket list”, liste di tappe da raggiungere, in cui crediamo fermamente come se fossero pillole di felicità da raccogliere sul cammino. Siamo tutti nella stessa barca, anch’io, quando insegno yoga ho delle aspettative verso i miei allievi, ci tengo a renderli soddisfatti nella loro pratica e sono contenta se ne vedo i progressi.


Credo che ci voglia persistenza, apertura ma anche tanta onestà. Ed è proprio grazie a queste qualità che la nostra pratica ci darà davvero libertà e spazio. È un processo lungo e soprattutto per niente facile. Il fatto di osservarsi, di vedere le reazioni ai semi piantati che creano aspettative, è un primo importante passo.

Don’t give up the practice! Namaste



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