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Namaste. Perché ho deciso di non usare più *Namaste* nel mio insegnamento

Insegno da oltre 10 anni. Qualche giorno fa ero al telefono con una persona interessata a fare il Teacher Training. In questi casi, chiedo agli interessati di chiamarmi oppure di fare un colloquio di persona. Parliamo di mille cose. Spesso la persona interessata ha domande specifiche e io ci tengo a spiegare cosa significa, veramente, fare un Teacher Training. E spesso emerge il tema: apprendimento continuo.


In ogni TT, oltre a condividere le mie conoscenze con il gruppo, io imparo immensamente dal gruppo. Lo scambio è bellissimo e ci porta tutti più avanti. Durante questi colloqui mi capita anche spesso di dire che il TT è solo l'inizio di un viaggio infinito. Anch'io, benché pratico yoga da quasi 17 anni e insegno da oltre dieci, continuo a studiare e a approfondire - su tantissimi piani diversi.


Negli ultimi mesi ho seguito un corso con Daniel Simpson, autore di "The Truth of Yoga", uno yogi, un insegnante yoga, ma anche un ricercatore di storia e filosofia yoga. Il titolo del corso da 30 ore per insegnanti e incallitti filosofi yogici era: "Putting Philosophy into practice", come mettere in pratica la filosofia yoga. Cosa tutt'altro che facile visto che molti dei concetti contenuti nei testi che nello yoga sono considerati i testi guida sono difficilissimi da mettere in pratica nelle nostre vite moderne. Come conciliare e come essere autentici? Non vado nei dettagli sui contenuti dei corsi, lo farò in altri articoli e soprattutto nelle formazioni.


Ogni volta questi pezzettini di nuove o confermate conoscenze vanno a dare nuove direzioni o a riallineare il mio insegnamento, sia nelle pratiche asana che nei corsi Teacher Training e i Ritiri che offro. Nel caso presente, sono due i grandi insegnamenti che subito ho applicato:


- Da subito ho modificato la designazione delle mie classi sull'orario in Yoga o Yoga Flow. Ho tolto o sto togliendo più fronzoli possibili. Già lo sapevo. Ma chiamare per esempio Hatha le pratiche che facciamo oggi non è corretto dal punto di vista storico, visto che Hatha significa qualcosa d'altro. Spiegherò in un altro articolo.


- Da subito non uso più Namasté come saluto alla fine della classe. Questo è stato più difficile, visto che lo facevo da anni. E lo facevo, lo ammetto, senza pensarci tanto. Mi sono anche ritrovata a ripetere la frase sentita altrove da altri insegnanti, ovvero che Namasté significasse la luce che c'è in me saluta la luce che c'è in te. Daniel ci ha spiegato che non è così. Namasté (e le sue varianti come Namaskara) è il saluto più ufficiale che esista in India, nell'india induista per essere più precisi. È solitamente riservato a chi da "inferiore" si inclina a chi è "superiore".


I bambini sono obbligati a dire Namaste ai parenti più ricchi o in posizioni più elevate e di inclinarsi ai loro piedi. Ricordiamoci che ancora oggi in India il sistema delle caste e di gerarchia sociale è molto presente. Namasté viene usato per salutare gli anziani (e fin qui tutto bene), i politici, i religiosi e i capi. Non viene usato, o solo raramente, tra persone dello stesso livello. Chiaramente anche l'India si è abituata alla valenza che l'Occidente ha dato a Namasté e ora, almeno come turista occidentale, se io in India uso Namasté, mi verrà risposto "per le rime". Ma a pensarci bene l'elemento "la luce in me saluta la luce che c'è in te" non c'è proprio. Senz'altro Namasté viene usato per salutare il prete Brahmino. Senz'altro Namasté viene usato per salutare l'anziano con rispetto. Ma Namasté viene anche usato per segnalare il proprio posto in una società in cui, ahimé, non vi è un gran che di eguaglianza. Nella nostra ignoranza occidentale abbiamo appiccicato un significato a Namasté che in realtà, nel suo contesto originale, non esiste. Ho dunque deciso di toglierlo e forse alcuni si sono chiesti perché non lo dicevo più. Forse non ve ne siete nemmeno accorti. In ogni caso, ecco la spiegazione. Per me la condivisione dello yoga avviene sullo stesso livello. Considero ciascuno di noi un viandante nel viaggio della vita, non uno superiore o uno inferiore. Grazie per l'ascolto e vi mando tanta luce 💎

DEUTSCH Ich unterrichte schon seit über 10 Jahren. Vor ein paar Tagen habe ich mit einer Person telefoniert, die sich für eine Lehrerausbildung interessiert. In solchen Fällen bitte ich die Interessenten, mich anzurufen oder mich persönlich zu interviewen. Wir reden über tausend Dinge. Oft hat der Interessent konkrete Fragen, und ich erkläre ihm, was es bedeutet, ein Teacher Training zu machen. Und oft taucht das Thema auf: ständiges Lernen.


Bei jedem TT gebe ich nicht nur mein Wissen an die Gruppe weiter, sondern lerne auch ungemein viel von der Gruppe. Der Austausch ist schön und bringt uns alle weiter. Während dieser Gespräche sage ich auch oft, dass das TT nur der Anfang einer endlosen Reise ist. Auch ich, obwohl ich seit fast 17 Jahren Yoga praktiziere und seit über zehn Jahren unterrichte, lerne und vertiefe mich weiter - auf so vielen verschiedenen Ebenen.


In den letzten Monaten habe ich einen Kurs bei Daniel Simpson besucht, dem Autor von "The Truth of Yoga", einem Yogi, einem Yogalehrer, aber auch einem Forscher der Geschichte und Philosophie des Yoga. Der Titel des 30-stündigen Kurses für Lehrer und eingefleischte Yogaphilosophen lautete 'Putting Philosophy into Practice'. Das ist alles andere als einfach, denn viele der Konzepte, die in den Texten enthalten sind, die als Leittexte des Yoga gelten, lassen sich in unserem modernen Leben nur sehr schwer umsetzen. Wie lässt sich das vereinbaren und wie kann man authentisch sein? Ich werde nicht im Detail auf den Inhalt der Kurse eingehen, das werde ich in anderen Artikeln tun.


Jedes Mal geben diese neuen oder bestätigten Erkenntnisse neue Richtungen vor oder richten meinen Unterricht neu aus, sowohl in den Asana-Praktiken als auch in den Lehrerausbildungskursen und Retreats, die ich anbiete. In diesem Fall gibt es zwei wichtige Lektionen, die ich sofort umgesetzt habe:


- Ich habe sofort die Bezeichnung meiner Klassen auf dem Stundenplan in Yoga oder Yoga Flow geändert. Ich habe so viel Schnickschnack wie möglich entfernt oder bin dabei, ihn zu entfernen. Das wusste ich schon. Aber die Praktiken, die wir heute machen, zum Beispiel Hatha zu nennen, ist historisch nicht korrekt, denn Hatha bedeutet etwas anderes. Das werde ich in einem anderen Artikel erklären.


- Namasté als Begrüßung am Ende des Unterrichts verwende ich nicht mehr. Das war schwieriger, denn ich hatte es jahrelang gemacht. Und ich habe es, wie ich zugebe, ohne viel nachzudenken getan. Ich ertappte mich auch dabei, dass ich den Satz wiederholte, den ich von anderen Lehrern gehört hatte, nämlich dass Namasté bedeutet, dass das Licht in mir das Licht in dir grüßt. Daniel erklärte mir, dass dies nicht der Fall ist. Namasté (und seine Varianten wie Namaskara) ist der offiziellste Gruß, den es in Indien gibt, genauer gesagt im hinduistischen Indien. Er ist in der Regel denjenigen vorbehalten, die von "untergeordnet" zu "übergeordnet" wechseln.


Kinder sind verpflichtet, wohlhabenderen oder höher gestellten Verwandten Namaste zu sagen und sich vor ihnen zu verbeugen. Denken Sie daran, dass auch heute noch in Indien das Kastensystem und die soziale Hierarchie sehr präsent sind. Namasté wird zur Begrüßung von Älteren (und so weit so gut), Politikern, religiösen Menschen und Führern verwendet. Zwischen Menschen gleichen Ranges wird es nicht oder nur selten verwendet. Offensichtlich hat sich auch Indien an die Wertigkeit gewöhnt, die der Westen dem Namasté zuerkannt hat, und zumindest als westlicher Tourist werde ich, wenn ich in Indien Namasté benutze, mit "in Reimform" begrüßt. Aber wenn ich es mir recht überlege, ist das Element 'das Licht in mir grüßt das Licht in dir' nicht wirklich vorhanden.


Sicherlich wird Namasté verwendet, um den Brahmanen-Priester zu begrüßen. Gewiss wird Namasté verwendet, um den Älteren mit Respekt zu grüßen. Aber Namasté wird auch verwendet, um den eigenen Platz in einer Gesellschaft zu signalisieren, in der es leider nicht viel Gleichheit gibt. In unserer westlichen Ignoranz haben wir dem Namasté eine Bedeutung beigemessen, die es in seinem ursprünglichen Kontext gar nicht gibt.


Ich habe daher beschlossen, es zu streichen, und vielleicht haben sich einige gewundert, warum ich es nicht mehr sage. Vielleicht haben Sie es gar nicht bemerkt. Auf jeden Fall ist hier die Erklärung. Für mich findet das Teilen von Yoga auf der gleichen Ebene statt. Ich betrachte jeden von uns als einen Reisenden auf der Reise des Lebens, nicht als einen Überlegenen oder einen Unterlegenen.


Danke fürs Zuhören und ich sende dir viel Licht 💎 ENGLISH

I have been teaching for over 10 years. A few days ago I was on the phone with a person interested in doing the Teacher Training. In such cases, I ask interested yogis to call me or I interview them in person. We talk about a thousand things. Often the interested person has specific questions, and I make a point of explaining what it means, really, to do Teacher Training. And often the theme emerges: continuous learning.


In every TT, besides sharing my knowledge with the group, I learn immensely from the group. The exchange is beautiful and takes us all further. During these talks I also often say that the TT is just the beginning of an endless journey. I, too, although I have been practicing yoga for almost 17 years and teaching for over ten, continue to study and deepen - on so many different levels.


In recent months I have been taking a course with Daniel Simpson, author of "The Truth of Yoga," a yogi, a yoga teacher, but also a researcher of yoga history and philosophy. The title of the 30-hour course for teachers and hardened yogic philosophers was, "Putting Philosophy into Practice," how to put yoga philosophy into practice. Which is far from easy since many of the concepts contained in the texts that in yoga are considered the guiding texts are very difficult to put into practice in our modern lives. How to reconcile and how to be authentic? I will not go into details about the contents of the courses; I will do that in other articles.


Each time these bits of new or confirmed knowledge go to give new directions or realign my teaching, both in asana practices and in the Teacher Training courses and Retreats that I myself offer. In the present case, there are two major lessons that I immediately applied:


- I immediately changed the designation of my classes on the timetable to Yoga or Yoga Flow. I have removed or am removing as many frills as possible. I already knew that. But to call for example Hatha the practices we do today is not historically correct, since Hatha means something else. I will explain in another article.


- I immediately stopped using Namasté as a greeting at the end of class. This was more difficult, since I had been doing it for years. And I was doing it, I admit, without much thought. I also found myself repeating the phrase heard elsewhere from other teachers, namely that Namasté meant the light in me greets the light in you. Daniel explained that it did not. Namasté (and its variants such as Namaskara) is the most official greeting that exists in India, in Hindu India to be more precise. It is usually reserved for those who lean from "inferior" to those who are "superior."


Children are obliged to say Namaste to wealthier relatives or those in higher positions and to lean at their feet. Remember that even today in India the caste and social hierarchy system is very much in place. Namasté is used to greet elders (and so far so good), politicians, religious people and leaders. It is not, or only rarely, used between people of the same level. Clearly, India has also become accustomed to the valence the West has given to Namasté, and now, at least as a Western tourist, if I use Namasté in India, I will be answered "in rhymes." But come to think of it, the element of "the light in me greets the light in you" is not really there.


Certainly Namasté is used to greet the Brahmin priest. Certainly Namasté is used to greet the elder with respect. But Namasté is also used to signal one's place in a society in which, alas, there is not much equality. In our Western ignorance we have tacked on a meaning to Namasté that actually, in its original context, does not exist.


I therefore decided to remove it, and perhaps some people wondered why I was no longer saying it. Perhaps you didn't even notice. In any case, here is the explanation. For me, sharing yoga happens on the same level. I consider each of us a wayfarer on the journey of life, not a higher or a lower one.


Thank you for listening and I send you much light 💎



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