To my students: thanks! Ai miei allievi: grazie!

Yoga is not about me teaching you what to do, yoga is not about me being a teacher and you being a student. I see my teaching as sharing, me being a link. I see myself as a facilitator and – why not? a translator. As someone who facilitate your (re-)connection with your spirit and with the Spirit. I use my words, my experience but then, I let it flow.


While I teach, I often walk away to the back of the room, lean onto the wall and watch and breathe while I speak. Watch with my eyes but even more with my heart. I love seeing you doing Yoga Asana, concentrating on the breath, on the pulse of every move, on the sweetness of this practice from the back of the room. I love seeing how you are all doing your thing, how my words guide you into your inner world. When your eyes are closed in Tadasana, I feel your pulse and your presence in the room. This is why I teach yoga. To be in the back row, to feel and breathe with you. I am deeply thankful to be able to support you like that.


This is just about us, feeling, reconnecting and being. The rest, as someone* said, is just a circus. Oh and it’s a fun circus! I know! We often, all of us, get attached to the outer form, to the Asana, to how it looks. We see our neighbour on the mat next to us, want to be as flexible and as strong as them. This is human.


But also, there are moments where the whole room just breathes, and it’s for these moments that I am doing what I am doing. Thank you all, from the bottom of my heart. Thanks for sharing this practice with me, over and over again on the sticky mat. AHO.


*Patthabi Jois.


 

ITALIANO


Insegnare Yoga non significa: io insegno a voi cosa fare. Lo Yoga non consiste nel me essere un’insegnante e tu un allievo. L’insegnamento è in primo luogo una condivisione, un legame in cui il mio ruolo è quello di creare connessioni, facilitare e, perché no, tradurre.

Mi vedo come un facilitatore che aiuta a (ri-)connettersi con il tuo spirito e lo Spirito. Uso parole mie, le mie esperienze ma poi… lascio che sia il flusso a fare il “lavoro”.


Mentre insegno, mi capita di spostarmi verso la parte posteriore della sala, appoggiarmi al muro e guardare e respirare profondamente mentre parlo. Uso i miei occhi per guardare ogni allievo ma ancora di più lo faccio con il cuore. Adoro vedere voi fare Yoga Asana (posizioni), concentrarvi sul respiro, sulle pulsazioni di ogni singolo movimento, ogni aggiustamento e soprattutto anche sulla dolcezza di questa pratica. È bellissimo vedere come ciascuno pratica a modo suo, e come le mie parole, in fondo, vi guidano a esplorare il vostro panorama interiore.


Quando avete gli occhi chiusi nella posizione della montagna, Tadasana, percepisco le vostre vibrazioni e la presenza nella shala. E mi emoziono, perché è per questo che insegno yoga, non per vedervi in una posizione perfetta. Osservare dal fondo della sala, respirare con voi, percepire. Sono infinitamente grata di potere essere parte di tutto ciò.


Perché la pratica è sentire, percepire, essere connessi e presenti. Tutto il resto, come ha detto qualcuno*, è solo un circo. Certo: il circo è molto divertente! Lo so! Tutti noi siamo attaccati chi più chi meno alla forma esterna delle Asana, ma anche alla forma di quello che la nostra pratica in generale dovrebbe assumere, mentre siamo seduti e meditiamo o mentre facciamo un Vinyasa. Nella Shala, guardiamo ammirati i vicini, tutti ci sembrano più forti o flessibili. È umano e va bene che sia così.

Ma ci sono dei momenti in cui tutta la stanza, tutti, semplicemente respirano. Ed è per questi momenti che insegno yoga. GRAZIE mille a tutti, dal profondo del mio cuore, grazie per condividere questa pratica con me, per tornare e ritornare sul tappetino, per fidarvi del processo. AHO.


*Patthabi Jois.


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