Un boom in declino?
Questa mattina, a sorpresa, mi sono svegliata con la natura tutta innevata attorno a me. Era da giorni che pensavo a questo blog e avevo idee anche precise su quanto scrivere (non andranno perse). Mi sono invece trovata a riflettere su tutt'altro guardando i fiocchi cadere. Uno dei pensieri emersi spontaneamente è il mio rapporto con la sempre più grande pressione di marketing che la condivisione dello yoga comporta o richiede. Quando ho iniziato a insegnare oltre 15 anni fa non era così. E guardando la neve cadere ho riflettuto al fatto che, sostanzialmente, lo yoga non è un bene di consumo né un servizio da pubblicizzare, almeno non se consideriamo la sua essenza. Ho realizzato, e non è certo la prima volta, che contrariamente ad altri colleghi e colleghe non sono molto brava nel marketing, ma anche che NON voglio esserlo.
Credo anche che lo yoga, in senso globale e generalizzato, stia attraversando un periodo particolare. Ho l'impressione che il boom dello yoga stia diminuendo e questo è un gran bene. In sostanza perché a chi veramente crede nello yoga consente
un ritorno all'essenza.
Molti si chiederanno: boom dello yoga? Sì, certo lo yoga ha vissuto un boom impressionante. Dalla metà-fine anni Novanta fino a pochi anni fa il settore (parlando da un punto di vista economico e statistico e dunque parlando di yoga occidentale e moderno) ha strappato un record dopo l'altro diventando ovviamente bersaglio di investitori e aziende di ogni genere interessati al potenziale di guadagno.
Nel contempo, il mondo dello yoga è stato scosso a più riprese da diversi scandali. L'ultimo è il coinvolgimento non minimo o marginale, bensì enorme e davvero preoccupante di Deepak Chopra negli Epstein files. Abbiamo poi tutti i vari Bikram, Patthabhi Jois e tantissimi altri insegnanti o guru che sono stati accusati (con accuse purtroppo confermate) di abusi di ogni genere tra cui anche sessuali. Ma ci sono anche eventi in contesti meno ampi e mediatizzati come insegnanti che toccano senza chiedere i loro allievi oppure insegnanti che sfruttano l’intimità, la vulnerabilità e la vicinanza con le e gli allieve/i a loro vantaggio (lavoro non pagato, adulazione, rapporti sessuali, ecc.).
Prendendo un po' di distanza, come quella con cui guardo i fiocchi cadere là fuori, mi pare ovvio che un settore promettente guadagni esorbitanti sia anche preso di mira da persone poco oneste. Oppure che una crescita così sproporzionata possa far perdere la bussola e annebbiare la vista a chi ne fa parte. Mi rendo però anche conto che lo yoga in sé, così come l'ho conosciuto io sin dagli inizi, contiene purtroppo un potenziale in questa direzione.
Cerco di spiegarmi meglio e non sarà facile.
Molte pratiche yoga, che all'apparenza sono semplici esercizi fisici, di respiro e di meditazione, possono essere guidati in modo tale da alterare leggermente la percezione delle persone. Il mondo del non-detto, il controllo e gli ideali di perfezione (fisica e mentale) si infilano tra le parole. Per esempio, si potrebbe essere portati a pensare che solo certi corpi sono "yogici" oppure che se non si "pensa positivo" ("good vibes only") c'è qualcosa di sbagliato. O ancora che con il giusto allenamento si dovrebbero velocemente raggiungere certe posture fisiche. O che chi ha pensieri negativi ed è stressato non è un vero yogi (“Namaste”). In sostanza lo yoga ha incontrato la nostra società occidentale in cui la performance, il progresso e lo sviluppo sono punti cardinali.
Inoltre, alcune pratiche hanno un effetto non insignificante sul sistema nervoso, in particolare le tecniche di respiro e certe posture fisiche. Potremmo anche parlare di biochimica. Il discorso è complesso e vale paginate intere corroborate da note a piè di pagina con rimandi a ricerche scientifiche. Se volete seguirmi e credermi senza tutte le note a piè di pagina: la pratica fisica yoga (come altre forme di movimento) attiva la risposta di gratificazione che rilascia dopamina, adrenalina e altre sostanze neurochimiche. Di per sé, non è sbagliato. Ma queste sostanze creano dipendenza, in particolare se il "progresso fisico" viene sottolineato dal metodo (come l'Ashtanga) e/o dall'insegnante. La persona abituata a queste gratificazioni biochimiche, con il sistema nervoso dis-regolato e guidata dalla persona sbagliata… potremmo vedere questa combinazione come una ricetta che potenzialmente può portare a uno squilibrio o un abuso.
Sembra tutto molto lontano dalla realtà. Ma non lo è. Ho visto e assistito a più riprese a dinamiche di potere contorte causate da questi squilibri. Quello che vorrei aggiungere a questo punto è che come insegnanti, abbiamo una responsabilità e che non basta dire: “lo yoga fa bene”. La nostra responsabilità è:
Primo di sapere cosa facciamo con le sequenze di asana-respiro-meditazione. Si tratta di capire ed esaminarne i motivi, i perché e gli effetti.
Secondo evitare di copiare quanto ci viene insegnato prendendolo per oro colato. È nostra responsabilità interrogarci su quello che condividiamo, dal momento che invitiamo altri a seguirci.
Terzo studiare e formarci per analizzare le "ovvietà" diffuse dallo yoga. Avendo vissuto il boom che ha vissuto, contrariamente ad altre discipline, nello yoga c'è parecchia disinformazione.
Lo yoga è e resta una pratica personale, mentale e fisica.
Il fatto di impacchettarla in un bene di consumo da vendere a tante, più possibili, persone diverse, la snatura e ne espone i rischi. L’invito è un ritorno alle radici e all’essenza. Cos’è lo yoga? Quali sono gli intenti dello yoga? Qual è l’essenza dello yoga e come poterlo condividere?
Nella Bhagavad Gita a più riprese Arjuna viene esortato a vedere la realtà dell’impermanenza. Nulla resta uguale, tutto cambia. I cambiamenti, aggiungo io, sono una grande opportunità. Sono davvero felice di trovarmi in questo preciso periodo storico dove intravvedo la possibilità dello yoga di ritrovare una lucidità che per tanti anni ha perso.