Cos’è lo yoga nella sua essenza?

Negli ultimi mesi, mi sono interrogata sul concetto di "essenza dello yoga". Complice probabilmente il fatto che a inizio luglio ho compiuto 50 anni e che in un certo senso mi sembra sensato concentrarmi sempre più sull'essenziale e su quello in cui veramente credo, sui valori che condivido e su quello che nutre copro, spirito e mente.

Nel nostro mondo moderno, il termine yoga definisce centinaia di cose contemporaneamente. Con il termine yoga intendiamo spesso una pratica, solitamente fatta di posture fisiche, magari respiro, mantra e meditazione. Lo yoga è però anche uno stato e ha alle spalle filosofie (al plurale, sono tante e anche contrastanti) di origine millenaria.

Cosa rende lo yoga yoga e qual è l'elemento fondamentale che sta alla base di una pratica yoga affinché sia una pratica yogica?

Qual è la sua essenza, imprescindibile e irrinunciabile? Vi sfido a darmi una risposta in poche e semplici parole. Non esiste e poi sarà per tutti un po' diversa. Mi rendo conto, a metà agosto 2026 quando i vari studi yoga della mia zona si apprestano al rientro scolastico aggiornando i loro programmi settimanali, che vedo sempre più aggiunte: Yoga Tone, Yoga Pilates, Pilates con Yoga, Yoga Stretch, Yoga Mobility, Yoga HIIT, ecc.

Questo non è un fenomeno nuovo, sono anni che osserviamo l’ibridazione di Yoga con qualsiasi attributo che possa conferirgli più attrattiva. Come facciamo a capire se vi è ancora un briciolo di Yoga in questi ibridi? Non facile e come sempre, dipende.

Cosa scegliamo di chiamare yoga cosa no?

Questo blog è un appello al ritorno alle radici, all'essenza. Al non farsi annebbiare la vista o ingannare dagli specchietti per le allodole. Lo yoga è una pratica di liberazione, è una pratica in cui se mai è meglio sottrarre che aggiungere. È una pratica che ci consente di individuare e forse vivere nella nostra vera natura, che ci insegna il valore di quello che già abbiamo dentro di noi: meno stress, meno vuoto da colmare con i possedimenti materiali, meno obiettivi da raggiungere, meno competizione, meno ego. Con questi "meno" solitamente si raggiungono dei "più" - forse non i più inseguiti nella nostra cultura dominante, ma pur sempre dei più. Più consapevolezza, più chiarezza, più amorevolezza, più compassione.

In luglio ho trascorso 6 giorni con un insegnante 67enne in tournée europea, Simon Borg Olivier. Ci sono tante cose che mi sono portata a casa del Workshop intenso a Manchester. Una la vorrei condividere con voi qui. Il senso della pratica non si misura con lo sforzo e il numero o la difficoltà delle asana raggiunte, o il numero di secondi con cui allunghiamo il respiro o il numero di ore seduti in meditazione. Simon suggerisce questi indicatori per capire come le pratiche siano (o meno) a sostegno delle nostre vite.

  • Come ti senti durante la pratica?

  • Come ti senti immediatamente dopo?

  • Come ti senti nei giorni seguenti?

  • E cosa ti porta questa pratica nei mesi e negli anni?

Mi rendo conto che sono anni che durante le mie formazioni uso degli indicatori simili. È in particolare l'ultimo ad interessarmi oggi. Cosa ti ha portato, in termini di corpo-mente, questa pratica nei mesi e anni? Rispondere in modo onesto a queste domande ci può dare spunti per capire l'essenza dello yoga e il percorso personale fatto. Senza perdere di vista gli intenti molto pertinenti delle filosofie yogiche.

Vorrei anche aggiungere, è magnifico occuparsi del proprio corpo, tonificarlo, allungarlo, rafforzarlo. Ma dobbiamo per forza mischiare tutto con lo yoga? Potremmo, per esempio, lasciare la parte yoga fuori dal Toning e, in altra sede, dedicarci allo studio delle scritture, dello specchio del nostro ego e dei desideri della nostra mente per la parte "yoga"?

Novaggio, 14 agosto 2026

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Lo yoga tradizionale esiste?